REGIONE: PSDAZ, PIANO ENERGETICO AMBIENTALE VA MODIFICATO

(AGI) – Cagliari, 24 feb. – “Il Piano Energetico Ambientale approvato dalla precedente Giunta regionale deve essere modificato”. Lo chiedono i consiglieri regionali sardisti, primo firmatario Efisio Planetta, nel sottolineare che il Pear “si caratterizza, per un’impostazione culturalmente arretrata che non tiene conto della sostenibilita’ dei modelli di sviluppo proposti e fa riferimento solo al mantenimento del livello socio economico raggiunto, ma non ai ‘costi esterni’ socio-sanitari che le popolazione sono costrette a sopportare in relazione all’impatto ambientale che alcuni tipi di attivita’ produttive con elevata produzione di emissioni inquinanti determina”. Il piano – sempre secondo gli esponenti del Psdaz, “si basa su un’analisi del sistema produttivo e degli indicatori che non risultano essere omogenei e quindi non e’ attendibile”.

Nel Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna – si legge in una nota – si invoca per l’abbattimento del prezzo dell’energia elettrica anche l’impiego del metano che, nella realta’, invece, fara’ aumentare i costi di produzione, ed inoltre non si fa nessun riferimento alla grande quantita’ di energia elettrica che viene acquistata a tariffe incentivate (circa il doppio del prezzo corrente attraverso i meccanismi del CIP6 ed i certificati verdi) in quanto prodotte dalle cosiddette fonti assimilate e gestite da multinazionali che vedono sempre la Sardegna come luogo dove cercare opportunita’ esclusivamente per se e non anche per la comunita’ sarda.

Eppure la produzione di energia elettrica prodotta in Sardegna e’ superiore a quella della richiesta interna nell’isola, ma il prezzo del MWh e’ mediamente superiore del 30-35% a quello del resto del Paese. Tutto cio’ aggiunge per le imprese come per le famiglie un ulteriore costo di gestione, legato alla maggiore usura de sistemi di produzione, delle apparecchiature, degli utensili e delle fonti luminose, stante la difficolta’ di inserimento in rete della produzione da vere FER (fonte energia rinnovabile) che non va ricercata dunque nella necessita di preservare la stabilita’ delle rete gia’ minata dalla produzione in esubero da FEA (fonti energetiche assimilate).

Infine, la mancanza di competenze multidisciplinari nella stesura del PEARS emerge chiaramente anche nell’assenza di una seria analisi sui costi sanitari delle attuali strategie industriali ed energetiche poiche’, per esempio, fra tutte le normative considerate nella stesura del piano mancano quelle che saldano le attivita’ produttive ed energetiche alle ricadute sulla salute dei cittadini, attraverso il cambiamento della qualita’ dell’aria. (AGI) RED