TRAFFICO DI RIFIUTI PERICOLOSI,61 PERSONE COINVOLTE E 20 AZIENDE

(AGI) – Grosseto, 9 feb. – La societa’ toscana nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray contenenti gas propano liquido altamente infiammabile prodotti da un’importante multinazionale operante nel settore dei cosmetici e provenienti da un magazzino lombardo, privi di alcuna analisi preventiva o caratterizzazione, riportanti codici per rifiuti non pericolosi, manifestamente irregolari. Il giorno della tragedia, la triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di tali bombolette ha provocato la fuoriuscita dei gas contenuti all’interno delle stesse, producendo una miscela esplosiva pericolosissima che causava la forte deflagrazione. La portata del disastro emergeva anche dal fatto che i Vigili del Fuoco, per domare le fiamme e bonificare l’intera area, avevano impiegato quasi una settimana di lavoro. Sull’esplosione le ipotesi investigative del N.O.E. Hanno trovato pieno riscontro con gli accertamenti tecnici svolti dal N.I.A. dei Vigili del Fuoco di Roma, Nucleo competente ad analizzare tali tipologie di eventi. L’impianto di trattamento di Scarlino e’ stato inoltre utilizzato per smaltire illecitamente rifiuti pericolosi, costituiti principalmente da terre e rocce provenienti dalle bonifiche di distributori di carburante. E’ emerso soprattutto che, senza che fosse effettuata alcuna operazione di carico e scarico dei rifiuti e di conseguenza senza l’effettuazione di operazioni di trattamento o di inertizzazione, anche in questo caso cambiando solamente i dati dei formulari di identificazione dei rifiuti (cosiddetto “giro bolla”) ed utilizzando false certificazioni analitiche, lo smaltimento di rifiuti pericolosi avveniva in discariche per rifiuti non pericolosi, permettendo l’abbattimento dei costi di gestione e, in parte, l’elusione dell’ecotassa. Altro filone investigativo e’ quello concernente una nota industria metallurgica di Ravenna, la quale aveva la necessita’ di smaltire un cumulo di quasi 100.000 metri cubi di rifiuti, abbancati in un’area interna allo stabilimento, ubicato in un’area industriale gia’ adibita a polo petrolchimico. Il cumulo di rifiuti in questione risultava essere originato da lavori di sbancamento effettuati nel corso di vari anni e contaminato da mercurio, idrocarburi e da altri inquinanti, provenienti dalle pregresse attivita’ svolte in loco. La societa’ di intermediazione si aggiudicava l’appalto per la gestione dei rifiuti ed effettuava il loro smaltimento in modo illecito, attraverso la predisposizione di falsi certificati di analisi redatti da un laboratorio di pertinenza del produttore del rifiuto, destinandoli in siti non idonei a riceverli, con conseguente notevole risparmio sui costi di smaltimento. (AGI) – Sep (Segue)