CRISI: GEI, DOPO RIMBALZO ESTATE SI VA VERSO NUOVA FRENATA
(AGI) – Bologna, 31 ott. – Dopo alcuni mesi di risalita, dopo l’estate l’attivita’ produttiva e’ tornata a manifestare segnali di debolezza. Dopo un terzo trimestre che dovrebbe far segnare a consuntivo un dato di Pil in incremento di circa mezzo punto percentuale rispetto al secondo trimestre, negli ultimi mesi dell’anno si dovrebbe registrare un nuovo calo. Nel complesso del 2009 la previsione e’ per un calo attorno al 5%. Ancora in forte sofferenza i settori produttori di beni di investimento e ancora crisi nel settore delle costruzioni. La previsione del Gei (Gruppo Economisti di Impresa) secondo il cui presidente, Lorenzo Stanca, “La situazione rimane critica: l’attivita’ economica ha toccato il fondo, ma stenta a riprendersi in maniera strutturale”.
L’attuale fase recessiva si conferma come la piu’ intensa del dopoguerra, oltre che una delle piu’ prolungate. L’apprezzamento dell’euro va spingendo le imprese a ridurre i margini all’esportazione, nonostante i processi di spostamento verso la qualita’ messi in atto negli ultimi anni abbiano ridotto l’elasticita’ al cambio del nostro export.
I settori che rimangono in forte difficolta’ sono quelli produttori di beni di investimento. Nonostante la perdurante crescita della domanda cinese per i macchinari italiani, che ha portato la Cina ad essere il primo mercato di sbocco per le macchine utensili con il 14% superando anche la Germania, la domanda estera nel suo complesso resta in flessione, sia pure meno accentuata rispetto all’inizio dell’anno. Marcata anche la debolezza del settore delle costruzioni sia residenziali che non. Gli operatori del settore si aspettano comunque un 2010 favorevole grazie all’avvio della realizzazione di una serie di importanti opere pubbliche. Decisamente deludente, invece, lo stimolo fornito dal piano caso varato dal Governo come misura anti crisi, anche dopo che la maggior parte delle regioni ha varato le relative normative.
Un elemento di preoccupazione e’ che il perdurare della debolezza dell’economia possa alla fine portare molte imprese finora capaci di resistere alla crisi a chiudere i battenti, e che, nondimeno, si possa riflettere in una caduta sostanziale del numero degli occupati, finora evitata grazie a ammortizzatori formali e informali (quali l’utilizzazione appieno dei giorni ferie). Il numero di ore lavorate negli ultimi due-tre mesi e’ in ulteriore riduzione. (AGI)
Red