PIANO CASA: CGIA, FAVORIRA’ IL SUD MA C’E’ MINACCIA ABUSIVISMO
(AGI) – Roma, 1 apr. – Il Piano casa ‘avvantaggera’, almeno in linea teorica, il Sud e le Isole. Come si arriva a questo risultato? Ipotizzando che tutte le Regioni adottino il piano edilizio in fase di definizione da parte del Governo, la Cgia di Mestre stima che il 30,3% del giro di affari nazionale che l’operazione mettera’ in moto in piu’ anni verra’ dal Meridione d’Italia (pari a 23,9 mld di euro). Il 27% proverra’ dal Nordovest (21,3 mld), il 21,8% dal Centro (17,2 mld) e ’solo’ il 20,9% dal Nordest (16,5 mld).
“Tuttavia – sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia – la forte concentrazione di abusivismo e lavoro nero presente soprattutto nel Sud potrebbe ridimensionare queste stime”. La metodologia adottata in questa analisi riprende la simulazione effettuata dalla Cgia nei giorni scorsi, dalla quale e’ emerso che il piano casa potrebbe avere un impatto economico a livello nazionale, chiaramente spalmato in piu’ anni, di quasi 79 miliardi di euro.
A livello regionale, comunque, la piu’ ‘investita’ dalla misura di rilancio economico potrebbe essere la Lombardia con un giro d’affari di 12,8 mld di euro in piu’ anni. Segue il Lazio con 8,1 mld, il Veneto con 7,4 mld. Subito fuori dal podio si piazza la Campania con 6,6 mld e la Sicilia con 6,2 mld. Ma perche’ mai a livello di ripartizione geografica il Sud e le Isole sarebbero piu’ interessate dall’operazione di rilancio dell’edilizia privata? “Perche’ al Sud – conclude Giuseppe Bortolussi – ci sono almeno due ordini di motivi che ci fanno ritenere che cio’ sia possibile. In primo luogo, c’e’ una maggiore diffusione di case mono e bifamiliari in cattivo stato di conservazione che, in linea teorica, potrebbero essere interessate ad un intervento di abbattimento e poi di ricostruzione. In secondo luogo, vista la situazione di promiscuita’ e di bassa qualita’ abitativa presente, molti proprietari potrebbero essere interessati ad ampliare la propria abitazione fino al 20%. Ma con i livelli di reddito e di risparmio presenti nel Sud, mediamente piu’ bassi di quelli nel resto d’Italia, e la forte presenza di abusivismo e lavoro nero, e’ molto probabile che nella realta’ il Piano casa partorira’ degli effetti piu’ contenuti di quelli stimati”.
La Cgia di Mestre stima che l’applicazione su tutto il territorio nazionale del provvedimento allo studio del Governo in materia di ristrutturazione ed ampliamenti dell’edilizia residenziale privata dovrebbe dar origine ad un giro di affari, spalmato chiaramente in piu’ anni, di 79 miliardi di euro. Circa 33,1 miliardi arriverebbero dall’ipotesi che almeno l’1% dei proprietari di abitazioni mono e bifamiliari in stato di degrado abbattano e ricostruiscano l’immobile con l’ampliamento fino al 30%. In questo caso si e’ ipotizzato un costo al mq di 1.500 euro. A questi si aggiungono altri 45,9 miliardi di euro dall’ipotesi che almeno il 10% dei proprietari di abitazioni mono e bifamiliari ad uso residenziale decidano di ampliare la propria unita’ abitativa fino al 20% con una ipotesi di costo al mq di 1.800 euro.(AGI)
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