ALGERIA: ALLARME PER PATRIMONIO ARCHEOLOGICO, “E’ DISASTRO”
(AGI) – Roma, 6 feb. – Con una ricchezza archeologica eccezionale, l’Algeria assiste impotente al degrado di cio’ che e’ gia’ stato scoperto e, nello stesso tempo, fa ben poco per portare alla luce quanto e’ ancora custodito nel sottosuolo. La denuncia – vero grido d’allarme – e’ lanciata da “La Liberte’”, uno dei giornali in lingua francese pubblicati nel paese maghrebino. Una delle cause principali sarebbero l’”insicurezza, la mancanza di fondi e l’assenza di qualsiasi aiuto agli studiosi”.
Dopo aver rilevato che il settore soffre anche per “la fuga degli specialisti, attratti dalle offerte di lavoro che giungono dall’estero”, il giornale rileva che la situazione e’ aggravata “dalla presenza dell’esercito nei siti piu’ ricchi di tracce del passato”. Una delle regioni maggiormente interessante dal punto di vista archeologico e’ infatti la Kabilia, la zona abitata dalla minoranza berbera e piu’ tormentata dal terrorismo. Proprio per questo, molti siti promettenti non sono neppure inseriti nei programmi di scavo.
In Kabilia sono presenti soprattutto vestigia archeologiche preistoriche, antiche e medievali. E, su tutto il territorio nazionale, solo un’infima parte dei siti intessanti ha ricevuto le attenzioni degli archeologi. Si tratta delle zone di Se’tif, di Mostaganem, di Sidi Abdellah e di Tissemsilt, sottolinea il giornale.
“La Liberte’” lamenta quindi che “altri siti gia’ oggetto di scavi negli anni ‘80 restano abbandonati, come quelli di Afalou e di Tamahat, nella zona di Jijel”. E molte aree ritenute piu’ che promettenti “non sono neppure classificate”, e tutto cio’ si risolve “in una perdita secca per la cultura” del paese maghrebino.
Tra le zone che meriterebbero l’attenzione urgente degli studiosi – scrive il foglio – ci sono quelle di Tigzirt, Azzeffoun, Ait R’houma, Avizar, oltre ad Ifiga ed alla cittadella di Koukou. Si tratta di zone che “racchiudono ricchezze storiche inestimabili” e tutte sono da ritenersi “terreno vergine”.
Per “La Liberte’” – che parla di “disastro” – cio’ che si ha di fronte e’ “una situazione di abbandono che favorisce lo sfruttamento illecito dei siti storici, il saccheggio degli stessi siti, il traffico internazionale di reperti antichi, quando non siano lasciati in totale abbandono, esposti alle intemperie ed al degrado di ogni genere”.
E tutto cio’ deve far riflettere sulla “necessita’ di formare in Algeria una nuova generazione di archeologi, con il compito di valorizzare e restaurare, innanzitutto, i siti ed i monumenti esistenti prima di intraprendere nuove campagne di scavo”, suggerisce il giornale. (Agi)
Dem