A FIRENZE UN GIOVANE SU DUE CERCA LAVORO CON MAMMA E PAPA’

(AGI) – Firenze, 27 nov. – Intorno al concetto di “giovani”, emerge anche una generale confusione. “Tutti, dai 17-18 ai 30 anni ed anche oltre, sono considerati giovani, il sostegno delle famiglie e’ indipendente dalla fascia di eta’”. Tra crisi della paternita’ e tendenza protettiva delle madri, ha detto Claudio Gentili, direttore del nucleo Education di Confindustria, “il 64% dei ragazzi, secondo studi recenti, dice che e’ stata la famiglia ad orientare le scelte nel campo del lavoro”. Sul “cupo pessimismo” della nostra societa’: “L’Italia e’, con gli Stati Uniti, tra i paesi occidentali, in cima alla graduatoria della disuguaglianza tra il 10% piu’ ricco e il 10% piu’ povero della popolazione. Gli Stati Uniti, pero’, sono anche in testa alla classifica della mobilita’ sociale, l’Italia si trova all’ultimo posto: questo ci porta a non vedere sbocchi, a non guardare al precariato come ad una condizione superabile attraverso l’acquisizione di competenze, a non leggere la realta’ contemporanea come qualcosa di difficile ma affrontabile”. Per aiutare i genitori, secondo Davide Guarneri, presidente nazionale dell’Associazione italiana genitori, “si dovrebbe entrare nella dimensione di un lavoro di comunita’, con il recupero della rete di solidarieta’ sociale, in cui legami sono oggi quasi tutti spezzati. Rivedere il ruolo orientativo della famiglia, sostenere il difficile compito dei genitori con la formazione”. E i genitori dovrebbero “recuperare tutti gli aspetti del rapporto con i figli, valorizzando la dialettica e il confronto; superare rapporti di compensazione affettiva che trattengono i figli e li inducono a non uscire dal nido”. C’e’ bisogno di un lungo cammino culturale, ha ripreso don Momigli: “I giovani debbono osare di piu’, avere piu’ coraggio e definire un progetto di vita, che preveda anche l’ambito del lavoro. I genitori, piu’ che svolgere un pesante ruolo di supplenza, debbono sostenere i figli nella formazione della personalita’ e fornire i supporti necessari al rafforzamento della loro autonomia e imprenditivita’. Si deve passare dalla mentalita’ del posto di lavoro a quella dell’attivita’ lavorativa, acquisendo professionalita’ e mantenendo costante la cura per la formazione. E’ necessario riscoprire il manifatturiero, sia come possibilita’ effettiva di occupazione che come ambito di lavoro che puo’ sostenere lo sviluppo complessivo”. (AGI)

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